“Il cognac rimaneva attaccato alle labbra. Ho fatto solo due o tre sorsi, ma ho preso una mezza sbornia. Ce n’erano tanti che avevano bevuto anche un po’ di più, come i bevitori più anziani, però sono rimasti tutti lì sulla neve. Senza mangiare, ogni venti metri cadevo. Un mio compagno, Giovanni Cimolai, che è di qua, del paese, mi ha detto: ‘Alzati che andiamo avanti!’. E io ‘No, non ce la faccio più. Lasciami fare un pisolino che poi cammino ancora’. Lui ha tirato fuori la pistola e ha detto: ‘Piuttosto che lasciarti così, ti sparo!’”. In presa diretta con la storia, il libro raccoglie dodici racconti di vita vissuta fatti dagli stessi protagonisti. Nessun filtro a togliere smalto alla verità, “Comme, comme, io niente cattivo, ma tu pagare quelli che sudano (e si passava la mano sulla fronte) e, da questo momento, nix parlare.” Così diceva l’austriaco al capo cantiere insolvente. “Gli italiani andavano sempre a lavorare in Austria prima della guerra, a piedi, con la carriola per il passo di Tarvisio”, ci dice Onorio tornato a casa dopo l’8 settembre, ingaggiato dalla Tot a fare i paraschegge ad Aviano. E Angelo col suo ricordo di Pasolini che un mese prima della morte, gli telefona di portare a Roma tutti gli appunti sull’infanzia a Casarsa per farne una sceneggiatura. “Pasolini era di una gentilezza impressionante”, e giocava a calcio con i ragazzi. Angelo che arriva a Capo nord nel turbinio delle zanzare, e ci racconta che le straniere perdevano la testa per lui. Sullo sfondo la seconda guerra mondiale, il dopoguerra, l’emigrazione, il ritorno al paese delle origini, la storia, insomma, “democratizzata” dalle singole esperienze, in una narrazione dove la vita ha la precedenza.
- ISBN: 88-88114-50-5
- Pages: 184
- Sizes: cm 12x20
- Mazzanti Editori 2004/1